Appendice 1
INTERVENTO del CONSIGLIERE DISTRETTUALE ANDREA PIATESI
(rappresentante degli studenti)
all'inaugurazione della nuova sede del Liceo Classico "Trisi Graziani" il 13 novembre 1997, con incontro sul Tema
"INVESTIRE SULL'INTELLIGENZA PER GOVERNARE IL FUTURO"


Sottosegretario, On. Masini
autorità
professori e compagni di scuola

quale studente, rappresentante di questo istituto, rappresentante distrettuale per la componente studentesca mi sembra innanzitutto doveroso esprimere, di fronte a chi quotidianamente lavora per la scuola, l'entusiasmo di chi quotidianamente opera nella scuola, l'entusiasmo degli studenti per una Riforma invocata in tanti anni di movimento studentesco e che finalmente giunge a risvegliare dal suo decennale torpore l'istituzione scolastica a livello nazionale.
Una riforma ambiziosa che coinvolge tutti gli aspetti del processo di formazione delle nuove generazioni, una riforma strutturale che come tale ha raccolto il plauso di molti e le critiche aspre di alcuni, ma che indubbiamente presenta come suo maggior pregio la volontà di dar voce, attraverso un'effettiva, e mi auguro immediata, attuazione dell'Autonomia, a chi fa, a chi vive, a chi rappresenta la scuola, e che ci permetterà quali cittadini, studenti e, se vogliamo, lavoratori di vivere da protagonisti gli ambienti che ogni mattina ci accolgono, di conquistare cittadinanza politica e, permettetemi di dire, sindacale all'interno di ogni istituto.
Naturalmente Autonomia non dovrà significare abbandono o disinteresse dello Stato per le realtà locali; Autonomia al contrario dovrà coincidere con una gestione migliore del patrimonio pubblico in quanto gli investimenti per la scuola pubblica potranno essere guidati dagli istituti stessi, a diretto contatto con i problemi e le esigenze della formazione.
Interventi nell'edilizia scolastica da concretizzarsi in aule, laboratori, palestre, biblioteche, luoghi di scambio, dialogo e ricerca. Spazi, insomma, adatti alla scuola, alla sua funzione, alle sue esigenze; spazi che permettano di vivere attivamente la scuola in ogni momento della giornata come effettivo centro culturale.
Nel momento in cui si dibatte di formazione vogliamo occuparci in prima persona della costruzione del nostro futuro: per questo chiediamo tali spazi, per questo chiediamo di gestire tali spazi con iniziative extracurriculari e parascolastiche, con una politica che sia attenzione alle problematiche sociali, gestione intelligente e fruttuosa dei momenti di ricreazione e dibattito, con esperienze sindacali intese come organizzazione del patrimonio studentesco, riflessione circa diritti e doveri, offerta di servizi dagli studenti per gli studenti, punti informativi per l'orientamento al lavoro e agli studi universitari. Intendiamo la formazione come rapporto attivo con la cultura: usare la cultura e in questo senso produrla, ma l'esperienza quotidiana fra queste aule ci ricorda costantemente che solo unendo alla voglia di fare strutture e finanziamenti potremo rendere la scuola, gli studenti non solo consumatori, ma anche produttori, promotori di cultura e ricerca.
Abbiamo parlato, e vado a concludere, di una riforma strutturale: una riforma che intervenendo su tutti i fronti della formazione ha permesso di intaccare una struttura scolastica monolitica. Tuttavia è ora più che mai motivata l'esigenza di chi opera nella scuola, studenti e professori in primis, di essere coinvolti nel processo riformatore. Chiediamo dunque l'apertura di un effettivo tavolo di discussione con il Governo e con le Amministrazioni; invitiamo i riformatori ad un contatto, ad un confronto diretto con gli studenti. Del resto ottenendo il consenso a chi costituisce la scuola tale riforma troverà la sua piena applicazione; ed è auspicabile che dal confronto con chi vive la scuola questa riforma possa uscire completata e migliorata.
Solo così la realtà scolastica non la rifiuterà, non la rigetterà come elemento estraneo, comparso una mattina solamente per sconvolgere un ordine già esistente.
Dunque la disponibilità delle istituzioni, la presenza di strutture adeguate, maggiori risorse per formazione e ricerca, ovvero cospicui finanziamenti per la scuola pubblica, la flessibilità di un ciclo scolastico rinnovato dovranno costituire il retroterra necessario al protagonismo studentesco, all'intraprendenza degli insegnanti per poter finalmente rendere l'istituzione scolastica attivo, vero centro di produzione culturale.



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